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PokiCopi 2.0

Come il marketing incide nella vita di uno che si occupa di marketing

04 maggio 2006

Unconvetional Movies

/* update

Ho visto il Film Pirelli, come non detto, non vale come prodotto di intrattenimento tipo pizza e film, dato che dura sicuramente meno di una pizza! E non è neanche particolarmente avvincente...

*/

Parlavo due post fa di soluzioni poco intelligenti per fronteggiare la pirateria...fra i tanti cambiamenti che investono il mondo del cinema e della musica ci sono segnali non necessariamente correlabili al tentativo di impedire lo scaricamento selvaggio di contenuti protetti da copyright, ma che semplicemente sono indicatori della presa di coscienza di un mondo di consumo dell'entertainment in cambiamento e della voglia di vere novità.
I due esempi che porto a mio avviso sono anche abbastanza rappresentativi di un marketing alternativo (che ormai tanto alternativo non è più) che funziona.

1. Il film Pirelli, già segnalato tempo fa dal mio amico Stefano, non sono ancora riuscito a vederlo, ma qualcuno mi ha detto che non è male. Quindi non è solo un video virale, ma un prodotto di home entertainment /* update che in teoria potrei consumare davanti a una pizza */, lo zenith del product placement, ma comunque un vero film (insomma john malkovich dovrebbe essere da solo una garanzia). Rimando ulteriori commenti al momento in cui l'avrò visto.

2. Alex Infascelli (Almost Blue, Il siero delle vanità) ha deciso di distribuire in maniera non convenzionale il suo nuovo film, H2Odio: da ieri il dvd è infatti acquistabile in edicola con la Repubblica e L'Espresso, e a breve sarà disponibile in streaming sui siti dell'editore RCS, e forse non uscirà mai nelle sale. Infascelli è probabilmente cosciente del fatto che i film che portano gli spettatori in sala sono quelli mainstream in generale, e in particolare quelli che sfruttano al meglio le attuali teconologie audio-video dei multisala, e non è decisamente il caso dei suoi prodotti. Quanto può guadagnare al cinema un film di Alex Infascelli al giorno d'oggi? Non vado al cinema a vederlo, me lo scarico...no. Me lo compro in edicola, me lo cucco su internet, ci può stare.

Ma cosa succederà al cinema, nel senso proprio di cinematografo? 120 anni fa un gruppetto di persone in una saletta buia di Parigi guardava senza fiato un treno che pareva investirli, oggi con un piccolo capitale possiamo farci una sala proiezione in casa che non ha niente da invidiare a un piccolo cinema d'essai. Cambia il modo di distribuire l'intrattenimento, e cambiano i luoghi e i tempi della fruizione, è nelle cose, ma proprio io non vorrei rinunciare ad "andare al cinema".

3 Comments:

  • At 5/5/06 11:57, GiCurre said…

    Che ne sarà del cinema?, parafrasando un titolo di qualche tempo fa.
    Secondo me nulla cambierà: il cinema ora è in crisi, ora va meglio. In Italia il cinema va bene solo nei mesi invernali perchè in quelli estivi la gente preferisce stare all'aperto (così dicono gli specialisti del mktg delle Major, anche se non ne sono pienamente convinto), anche se nella vasta provincia italiana i multisala che sorgono dal nulla sono sempre, soprattutto nei week end, pieni.
    Nel frattempo si sperimenta: film solo su internet (ho visto il polpettone Pirelli, con tanto di John e Naomi: ottima azione pubblicitaria, ottima sperimentazione video, atmosfere troppo dark per i miei gusti, solo che un film è un'altra cosa), film solo in edicola (Infascelli ha fatto la scelta migliore possibile: una volta prodotto il film ha tagliato completamente i costi di duplicazione della pellicola e di promozione del film, ha saltato la finestra temporale che sempre esiste tra l'uscita in sala - che forse avrebbe reso qualche 100.000 euro nella migliore delle ipotesi - e l'uscita in home video e si è rivolto direttamente al canale che per le Major vale da solo circa il 70% del fatturato del settore home video, con possibilità di guadagno veloce e discreto) e via di questo passo.
    Il film in streaming penso che non lo guarderò mai, forse è una moda del momento, forse da fenomeno diverrà costume abituale, ma sino a che potrò andare al cinema o sedermi comodo sul divano davanti alla tv continuerò a farlo. In treno, all'aeroporto? Preferisco un bel libro, lo schermo del pc o del videofonino non hanno sufficiente appeal per i miei occhi.
    Trovo giusto che i nomi minori dell'entertainment scelgano strade alternative e innovative per distribuire i loro prodotti (i Cor Veleno per esempio non fanno dischi, vendono direttamente mp3 su internet appoggiandosi a siti di e-commerce esistenti), e non credo che le stesse strade siano percorribili proficuamente per l'establishment che perderebbe all'istante una fetta considerevole di pubblico tradizionalista e "retrogrado".
    Vebbè, tutto questo sbrodolone di parole solo per dire che nel cinema, inteso non solo come espressione artistica ma anche e soprattutto come luogo di fruizione di un'opera cinematografica, cambierà molto poco, se non il tipo di film che si vedrà in programmazione.

    PS: quasi quasi mi firmo "Alberoni"...

     
  • At 5/5/06 12:47, DiCoste said…

    Personalmente sono un fan del film in streaming, più per il concetto "on demand" che per l'attuale realizzazione tecnica; come da update del post, ho visto il film Pirelli e, con un adsl a 640k, mi sono dovuto accontentare della qualità media (box minuscolo nel browser, sgranamento terrificante a tutto schermo), i limiti relativi alla banda sono ancora evidenti. Penso tuttavia che nel momento in cui i media center diventeranno una commodity e tutti potranno contare su una certa ampiezza di banda, anche l'esperienza dello streaming cambierà; e la direzione sembra essere questa. Un esempio: l'ultima versione del blasonato software di masterizzazione NERO è basata su un centro di controllo media . dotato di un'interfaccia palesemente "da televisione" più che da schermo PC. La versione per Media Center di Windows è invece una realtà già piuttosto consolidata.

     
  • At 5/5/06 13:49, Stefano said…

    Io mi ritengo un fautore della coesistenza delle due forme di fruizione, streaming e multisala, purchè si rispettino le caratteristiche degli strumenti.
    Uno o l'altro, tranne casi lampanti, non si differiscono semplicemente per tipologia di pubblico ma soprattutto per "momento emotivo" (si può dire??) del pubblico stesso. Sono in giro, no nh ovoglia di andare a casa e nemmeno di andare al pub? Quasi quasi si potrebbe andare al cinema, ho visto prorpio l'altro giorno il trailer di inside man e mi ispira. Sono a casa a fare un c***, non ho voglia di lavorare/studiare/uscire e la TV mi annoia? Quasi quasi mi guardo il film in streaming...
    Si tratta solamente di esempi, ma come la solito soprattutto per il secondo caso svolge un ruolo fondamentale l aocmunicaizone online e offline che spinga alla fruizione del mezzo. Senza sottovalutare una frase che mi disse il tenutario di questo blog tempo fa e che racchiude il senso del controverso rapporto rete/contenuti (cosa di cui ho fatto tesoro e di cui ho un riscontro quotidiano): "Stè, ricorda, è tutto una questione di banda".

     

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